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Cenni Storici

Sui monti Pentime e Camposauro l’uomo primitivo stabilì la sua prima dimora. Poco sopra la contrada Rosi, ai piedi del Pentime, è la grotta detta “Grotta dei Briganti”. Questa capanna è il luogo di un insediamento preistorico risalente al periodo del neolitico (4000 – 2000 anni a.C.). Nella grotta e nell’ambiente circostante sono state trovate lame silicee, punti di frecce, raschiatoi ed un corredo di ceramiche di tipo Serra d’Alto (2900 a.C.). Grotte più piccole dello stesso territorio sono quelle denominate A rotticella e Pascale, le due grotte di Natale e la grotta dei Barili. Anche Camposauro ha restituito una quantità notevole di oggetti litici oltre alcune suppellettili d’impasto risalenti all’età del bronzo e custodite nel Museo Nazionale di Napoli.
Durante il VII secolo a.C. i Sabini o Sabelli, latinizzati in Sanniti, popolo nomade del centro Italia, nella loro migrazione verso Sud raggiunsero prima il Molise e poi il Sannio. Delle tre tribù sannitiche: Caracena, Pentra e Caudina sui monti di Vitulano si stanziarono i Sanniti Caudini che occupavano la valle chiusa tra i monti di Vitulano al Nord e quelli di Suessola a Sud. La capitale del Sannio Caudino fu la città di Caudium. I Sanniti stabilitisi sul territorio, abbandonarono lentamente la caccia e la pesca per la pastorizia. Pur rimanendo divisi in tribù senza un potere centralizzato con le armi occuparono il territorio circostante fin quando non si scontrarono con le mire espansionistiche dei Romani, cosa questa che portò prima le legioni romane, comandate dai consoli Spurio Postumio Albino e Tito Veturio Calvino alla mortificazione della Forche Caudine (321 a.C.) con passaggio sotto il gioco ordinato dal comandante sannita Ponzio Telesino e, successivamente, dopo ventisei anni alla distruzione di tutte le città Sannite. I Romani per mantenere il territorio del Sannio adottarono il criterio di impiantarvi delle colonie. Con l’imperatore Adriano il Sannio fu una delle diciassette province e così fino alla caduta dell’impero stesso. Eminenti studiosi (Pietro Piperno ed il Ciarlanti) ritengono che l’odierna Vitulano sia la Sannitica VOLANA borgo sannita nominato da Tito Livio e distrutta dal console romano Carvilio per vendicare l’onta delle Forche Caudine.
Nel 571, guidati da Zottone, i Longobardi occuparono Benevento e il Sannio e nei venti anni successivi organizzarono il ducato longobardo del Sud. I nativi latini vennero ridotti in schiavitù e le loro terre confiscate. Nella Valle Vitulanese si ritirò in una grotta sul Monte Pentime San Menna, eremita solitario il quale prese posizione contro il longobardo Carterio che non aveva rispettato la consacrazione verginale di una suora.
Tra gli anni 940 e 944 venne costruito sul Monte Drago il Monastero intitolato a Santa Maria delle Grotte. Dopo l’anno 1000, tramontata la dominazione longobarda, si affermarono in ritmo successivo altre dinastie: Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi.
il 21 ottobre del 1860, in località Casale di san Pietro, un gruppo di persone, capeggiato da Antonio Alterisio, Saverio Botte, Domenico Calabrese, Giuseppe Calandra, Luigi Lupone e Salvatore Pizzo, essendisi sparsa la voce dell’imminente arrivo di forze borboniche, acclamò Francesco II. Alla manifestazione partecipartono con “discorsi fatti pubblicamente tendenti a spargere lo sprezzo ed il malcontento contro le istituzioni costituzionali” altre diciotto persone: Antonio Calabrese, Luigi Calabrese, Mattia Calabrese, Alessandro Carfora, Carmine Carfora, Giocondino Columbro, Pasquale Goglia, Domenico Pedicini, Giovanni Pedicini, Luigi Pedicini, Angelo Scarinzi, Domenicantonio Scarinzi, Giuseppe Scarinzi, Alfonso Viglione. La sezione d’accusa della Corte di Appello di Napoli, ritenendo che si era trattato di un “istantaneo attruppamento e non di una banda armata”, nel dichiarare “non farsi luogo a procedimento” nei confronti di tutti gli imputati, ordinò l’immediata scarcerazione di Alessandro Carfora, Carmine Carfora, Domenicantonio Scarinzi e Giuseppe Scarinzi, nonchè la revoca del mandato di cattura emesso dalla Gran Corte Criminale di Benevento, in data 21 agosto 1861, contro Antonio Alterisio, Saverio Botte, Domenico Calabrese, Giuseppe Calandra, Luigi Lupone e Salvatore Pizzo.
Tra la fine di luglio e gli inizi di agosto 1861 a Vitulano si era radunato un gruppo di persone che, dopo aver atteso inutilmente, in un luogo prestabilito, l’arrivo di un non meglio specificato generale borbonico alla testa di molte centinaia di uomini, si era sciolto pacificamente senza provocare nessun incidente. Molti degli individui che avevano partecipato a questa riunione erano stati già scagionati dalla Gran Corte Criminale di Benevento che aveva confermato soltanto l’arresto di Girolamo Bozza, Cosimo Iadonisi ed Antonio Marcarelli. La sezione di accusa della corte di appello di Napoli (sentenza n° 58 del 13 febbraio 1864) dichiarò estinta l’azione penale anche per questi tre rientrando il reato di cospirazione da loro commesso nei casi previsti dal regio indulto del 17 novembre 1863. Il Marcarelli, comunque, fu rinviato a giudizio dinanzi alla Corte di Assise di Benevento per altri reati commessi con la banda di Marcangelo Imbucci alla quale, in epoca successiva, si era associato.

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